La velocità delle stelle non conferma Newton

Nell’immagine di copertina Vera Rubin e Kent Ford.
Come indicato nell’articolo “Newton e l’inganno della gravità“, i satelliti sono soggetti a due forze, la forza gravitazionale e quella centrifuga. Ciò implica che, più un satellite orbita vicino alla Terra, più velocemente deve muoversi, al fine di vincere la maggiore forza gravitazionale.
Per descrivere meglio questa idea, dobbiamo introdurre il concetto di momento angolare. Questo è il prodotto della quantità di moto del satellite I = m * v, per la sua distanza R dal centro della Terra. D’altra parte, I è la quantità di moto, m è la massa del satellite e v è la sua velocità. Di conseguenza,L= m * v * R è il momento angolare del satellite. In armonia con il principio di conservazione dell’energia e, come conseguenza delle leggi della meccanica di Newton, il momento angolare di un corpo in orbita attorno a un pianeta o attorno a un centro di massa rimane costante.

Quindi, quando il momento angolare è L = m * v * R e R aumenta (il satellite si sposta più lontano dalla Terra) v diminuisce. Quando invece il satellite si avvicina alla Terra (R diminuisce) la velocità aumenta.
La stessa idea può essere applicata anche alle stelle che ruotano attorno al centro di massa della galassia in cui sono inserite. Questo è stato oggetto di un interessante studio condotto da Rubin e Ford, due scienziati che hanno osservato la velocità delle stelle che si muovono nelle galassie. Quando consideriamo le stelle dalla Terra, appaiono fisse nella loro posizione relativa. La loro situazione sembra essere immutabile nel corso degli anni. Molte costellazioni, ad esempio il Grande Carro, sono state descritte migliaia di anni fa e continuano a rimanere nello stesso posto.
L’establishment scientifico afferma tuttavia che le stelle hanno una grande velocità relativa anche quando sembrano essere sempre, notte dopo notte, nella stessa posizione, mentre ruotano da est a ovest.
Dal momento che, dal punto di vista dell’osservatore medio, potrebbe sembrare impossibile calcolare la velocità delle stelle che sono così lontane da noi e che sembrano immobili, Vera Rubin e Kent Ford, per superare il problema, hanno usato l’effetto Doppler per dare un idea della velocità delle stelle.
Spieghiamo brevemente cos’è l’effetto Doppler.

L’effetto Doppler è il cambiamento di frequenza di un’onda, quando la sua sorgente è in movimento rispetto all’osservatore. Nell’immagine sotto il jet si sta allontanando dall’osservatore B e si avvicina all’osservatore A. L’osservatore A percepirà il rumore che diventa più profondo mentre B come più acuto.
Il motivo è che l’onda, quando l’oggetto che emette la luce con una certa frequenza si avvicina, produrrà una frequenza che, una volta misurata, sarà più alta (la luce si sposterà verso il blu che significa una radiazione di frequenza più alta) mentre, quando parte, la frequenza sarà più bassa e il colore della luce si sposterà verso il rosso. In tal modo, misurando lo spostamento della frequenza delle onde luminose dalle stelle verso il rosso o il blu, è possibile dedurne la velocità in relazione alla Terra.

Rubin e Ford hanno utilizzato l’effetto Doppler per valutare la velocità delle stelle. Le galassie sono fatte quasi esclusivamente di stelle e i calcoli avrebbero dovuto dare come risultato che le stelle lontane dal centro della galassia hanno una velocità inferiore rispetto alle stelle più vicine al centro di essa. I risultati trovati da Rubin e Ford, tuttavia, non corrispondevano alle aspettative. Le stelle lontane dal centro della galassia si muovevano alla stessa velocità di quelle più vicine. Rubin e Ford continuarono a esaminare una sessantina di galassie a spirale e trovarono sempre la stessa situazione. Hanno scoperto che la luce delle stelle è la stessa indipendentemente dalla distanza: ha la stessa frequenza, cioè lo stesso colore.
Questo risultato è evidenziato nell’immagine nella pagina successiva. La linea di punti rappresenta le aspettative teoriche quando si considerano le formule gravitazionali. La linea continua rappresenta le velocità effettivamente misurate con l’effetto Doppler.

Considerando questo tipo di risultati, forse, gli scienziati temevano che sarebbero finiti a dimostrare che la teoria della gravitazione è sbagliata. Per uscire dall’impasse, Rubin e Ford, nel 1974, introdussero, accanto alla materia visibile, un nuovo concetto: la materia oscura, un’entità che si estende molto oltre gli apparenti confini della galassia e presenta molta più massa della materia normale.
«Quello che vedi in una galassia a spirale non è quello che ottieni», concluse Robin.
La materia oscura stava permettendo agli scienziati di dire che, anche quando la distanza dal centro della massa aumenta notevolmente (r nella relazione cresce), poiché anche M cresce a causa della materia oscura, la velocità rimane costante. La velocità delle stelle dovrebbe seguire questa relazione, secondo la teoria gravitazionale:
 
Abbastanza interessante è il fatto che, fino ad ora, non ci sono prove dirette dell’esistenza della materia oscura, come conseguenza del fatto che “non può essere vista”. Gli scienziati indicano solo “prove gravitazionali”. Sono convinti, infatti, che la materia oscura esista perché le stelle si muovono a una velocità diversa da quella che si aspetterebbero sulla base di calcoli astratti. Assumono, quindi, che la teoria gravitazionale sia una base indiscutibile da cui partire.
Ma se invece, come abbiamo già visto, il problema sta alle basi della fisica? Potrebbe essere che l’inganno originale viene dal fatto che le formule gravitazionali di base non siano corrette? Nel caso contrario dovremmo davvero avere prove dirette dell’esistenza della materia oscura, ma non ne abbiamo. Queste prove mancano.
Ma quando, d’altra parte, consideriamo che le stelle si muovono tutte insieme da est a ovest, dal punto di vista di un osservatore della Terra, fissate su una cupola che ruota su una Terra stazionaria, probabilmente troveremo una spiegazione più semplice di cosa è stato misurato con l’effetto Doppler.
La velocità delle stelle è una ulteriore prova dell’inganno della gravitazione universale di Newton.

Michele Vassallo è un ingegnere meccanico. Nel 2015, quando scoprì il movimento emergente degli American Flat Earthers, si sentì stupito e affascinato. Presto si rese conto che la Terra non poteva essere un globo. Nonostante il fatto che gli argomenti venuti alla ribalta fossero e siano ancora incompleti e contengano molti errori, il concetto generale di una terra piatta sembra assolutamente degno di indagine.
Tra le sue migliori scoperte c’è la reintroduzione dell’etere nella fisica della terra piatta e una nuova visione della natura della luce.
E’ coautore del libro “The real measures of the (flat) Earth” edito da Aracne editore e del blog “rifugiatidipella.com“. Dal 2019 produce materiale video inerente la Terra piatta sul suo canale Youtube “earthmeasured”.




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